Eluana si è spenta.
17 anni trascorsi in uno stato vegetativo permanente e irreversibile a causa di una brutta beffa del destino. Il suo corpo era ormai privo della capacità di provare qualsiasi esperienza, totalmente nelle mani del personale che la assisteva. Solo dopo poche ore senza terapia che il suo cuore ha cessato di battere…
In questi giorni si era scatenato un dibattito molto acceso e tormentato sul caso che aveva toccato tutte le parti sociali, politiche e giuridiche: è giusto togliere a un individuo che non è più in grado d’intendere e di volere gli alimenti, oppure bisogna accudirlo finchè non lascerà questo mondo in maniera naturale? Non esiste, a mio avviso, una soluzione oggettivamente vera.
I familiari della povera Eluana erano talmente esasperati da chiedere la morte della loro figliuola; io penso che al loro posto non avrei mai avuto questo coraggio: da madre avrei preferito recarmi ogni giorno in ospedale a stringere la mano della mia “bambina” piuttosto che andare al cimitero a portarle dei fiori ma nessuno ha il diritto di giudicare in un senso o in un altro l’atteggiamento della famiglia. Non credo che la loro richiesta fosse dettata da una mancanza di valori umani o di affetto nei confronti della loro creatura.
In fondo, che senso ha vivere se non si può riempire la propria esistenza di significato?! Questa è una domanda alla quale nessuno potrà mai dare una risposta esatta, perché ognuno risponde in base a quello che gli detta la propria coscienza, e chissà cosa avrebbe risposto Eluana. Sicuramente noi non potremo mai saperlo.
Il decreto sull’alimentazione forzata votata in Parlamento dopo la morte di Eluana costringerà non solo chi non è nel pieno delle proprie facoltà mentali, ma anche chi lo è ad essere alimentato, quindi costringerà chiunque a subire delle cure. Questo è stato il risultato di quanto ha dettato la coscienza ai parlamentari di maggioranza (e non solo ad essi!) in quei momenti cruciali e combattuti del voto. Ma mi chiedo: il si o il no del parlamentare rispetta la possibilità di ognuno di godere del diritto di esprimere la propria identità, che può essere diversa dall'identità del singolo deputato o senatore?
Ogni voto è soggettivo e dipende dal proprio giudizio etico, dalla propria sensibilità morale, in base al concetto personale che si ha del bene e del male. Ma un uomo dello stato non può decidere di votare dopo essersi chiesto, se in sua coscienza, l'eutanasia è un bene o un male, o se lo è l’aborto, o il testamento biologico, o ancora se è un bene o un male il rapporto omosessuale o la fecondazione assistita. Il problema che un legislatore deve porsi è se una determinata legge sia giusta o sbagliata rispetto ai principi di libertà ed uguaglianza di ogni cittadino.
Libertà, che equivale alla piena libertà di essere se stessi, con le proprie caratteristiche che ci differenziano dagli altri, ed Uguaglianza, che corrisponde al godimento, nello stesso tempo, della pienezza dei diritti, così come ogni altro cittadino.
Un cittadino, quindi, dovrebbe avere, a mio avviso, la libertà di avvalersi o meno di una determinata legge, tanto più se entriamo nel campo dell’etica, ma, in tal caso, la mancanza del rispetto di tale legge non dovrebbe essere considerata un reato perseguibile dal legislatore. Nè dovrebbe essere vagliato, a livello di base sociale, quanti in coscienza ritengono sia un bene o un male una determinata legge che riguarda la sfera dell’etica. E questo dovrebbe essere l’atteggiamento di ogni stato democratico, se per democrazia intendiamo il "governo del popolo", ovvero il luogo dove le minoranze possono esprimersi.
Nel caso contrario, possiamo definire quella forma di governo come una sorta di "dittatura della maggioranza" (o dittatura religiosa), propria di una maggioranza la cui etica, la cui coscienza, rispecchia quella del mondo cattolico. Ma uno Stato che si rispetti dovrebbe essere laico, non etico. Sia chiaro, io sono una di quelle persone che difendono il diritto alla vita, ma penso anche che di fronte a condizioni dolorose e ingiuste, che non sembrano destinate a cambiare o a risolversi, nasca spontaneo chiedersi che senso abbia, a quel punto, vivere. Occorre imbattersi nella presenza di qualcuno che sperimenti come piena di senso quella vita che noi stessi invece viviamo come un vuoto devastante, perché in fondo è tale.
Non mi sento in diritto di giudicare, e sicuramente non lo sono. In ogni caso, ormai Eluana non c’è più, e forse l’unico modo per manifestarle rispetto e solidarietà è stare in silenzio e pregare per lei.
Addio, Eluana…